Solo uno Stato che si fa garante del diritto al lavoro può dirsi veramente democratico, in quanto di fatto con esso è possibile garantire ai cittadini non solo una vita decorosa, ma anche la possibilità di una piena e libera partecipazione alla dialettica politica.
La Modern Money Theory (MMT) si prefigge di conseguire questo scopo, per il quale tutte le persone che hanno a cuore la verità e la giustizia (a maggior ragione se esercitano la professione di giornalisti) dovrebbero combattere: arrivare al raggiungimento della piena occupazione, nel rispetto dell’articolo 1 della Costituzione italiana (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”) e tenendo ben presente che la disperazione sociale è il primo nemico della democrazia, poiché costituisce l’humus ideale e privilegiato su cui attecchiscono pericolose ideologie (nazionalismo, razzismo, xenofobia).
La Modern Money Theory fonda le proprie radici in giganti del pensiero economico contemporaneo quali Marx, Keynes, Lerner, Kalecki, Minsky e mira alla conoscenza del funzionamento dei sistemi monetari e della storia del pensiero politico-economico, indispensabili per comprendere la crisi economica e la situazione politica che stiamo vivendo.
Il Pensiero Unico sull’economia, imposto dal prevalere della finanza speculativa, ha reso pressoché impossibile per tutti noi ragionare lucidamente sui meccanismi che regolano il funzionamento della moneta moderna: sembra quindi impossibile evadere dalla logica della crisi che ci sta strangolando e alla quale siamo ormai rassegnati, come se fosse ineluttabile.
Non è così: la MMT è nata per mostrare a tutti – lucidamente – le soluzioni possibili, del resto già praticate sia in passato che ai giorni nostri.
“La MMT vi chiede di premere un interruttore e di vedere le cose in modo differente.” (Stephanie Kelton, economista della Modern Money Theory).

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