Le motivazioni della crisi europea attuale vanno cercate nella struttura della moneta unica Euro, che ha di fatto esautorato le democrazie e privato gli Stati della sovranità monetaria. La crisi finanziaria dei mutui sub-prime, associata all’effetto dirompente della finanziarizzazione dell’economia, non è che una complicazione di una malattia già esistente.
Il reale motivo della crisi degli Stati dell’Eurozona è l’Euro: una moneta che non appartiene a nessuno Stato, ma fa riferimento unicamente a una Banca centrale Europea(Bce).
Quest’ultima decide ogni aspetto di politica monetaria esclusivamente in funzione degli obiettivi del proprio statuto, in primis la stabilizzazione dei prezzi, come da paradigma economico dominante, senza tenere alcun conto degli obiettivi sociali che la politica è nata per perseguire.
In altre parole, con l’ingresso nell’Euro e ancor più con l’approvazione di Trattati come quelli di Maastricht e di Lisbona, agli Stati dell’Eurozona è stato tolto completamente il potere di agire nell’interesse e per il benessere della popolazione: uno svuotamento totale del senso della parola ‘democrazia’, che resta solo come bandiera sventolata da politici ignoranti o in malafede.
Dal 1° gennaio 2002, tutti gli Stati aderenti all’unione monetaria hanno il potere di finanziare le proprie politiche di spesa unicamente prendendo a prestito la moneta che occorre loro, anziché emetterla liberamente come fa qualsiasi Stato sovrano (vedi Giappone, USA, Canada, Gran Bretagna…).
La cessione della sovranità monetaria alla Bce, con conseguente necessità di prendere il denaro in prestito da privati, genera una spirale di debito che riflette le proprie conseguenze deflattive sull’economia reale (cittadini, imprese, enti pubblici).
Tale cessione sottomette la sovranità politica di un parlamento democraticamente eletto alla volontà dei mercati finanziari e di capitali. E, come scriveva già Napoleone Bonaparte, l’unico obiettivo dei mercati è una costante e smisurata ricerca di profitti.
Ecco dunque entrare in campo lo spauracchio del debito pubblico (eccessivo rapporto debito/pil), con il quale i mercati si sono attribuiti il potere di costringere i governi a politiche da tragedia sociale; ed ecco profilarsi all’orizzonte le cosiddette figure tecniche (in realtà ‘tecnocrati’ al servizio di quegli stessi poteri finanziari che ci hanno messi in ginocchio) come il caso italiano di Mario Monti: figure alle quali politici pavidi e incapaci delegano le misure impopolari che non sono intenzionati ad assumere in prima persona (salvo poi ‘appoggiare’ il cosiddetto governo tecnico, come hanno fatto sia il Pd che il Pdl dopo il vero e proprio colpo di Stato che ha deposto il governo Berlusconi).
I politici europei hanno costretto gli Stati ad infilarsi nel vicolo cieco di Trattati come quelli già menzionati di Maastricht e Lisbona, che prevedono fra l’altro rapporti deficit/pil impossibili da mantenere e impongono a ogni Stato membro dell’Eurozona il passaggio in Costituzione del cosiddetto ‘pareggio di bilancio’ (che significa in sostanza sancire una volta per tutte l’impossibilità di spendere per creare benessere sociale), attuando riforme strutturali che prevedono liberalizzazioni a ogni livello e la riforma del mercato del lavoro, delle pensioni e della pubblica amministrazione.
Come se questo non bastasse, la stampa mainstream, ignorante, connivente, corrotta, omertosa, colpevolizza gli Stati in difficoltà di essere “pigri e spendaccioni”. Oltre al danno la beffa.
La verità è che stiamo assistendo all’applicazione di regole insensate e arbitrarie, con cui si sta completamente soffocando la popolazione. Se non si comprende dove è necessario orientare l’attenzione e l’azione politica, sarà inevitabile assistere a un ritorno alle ideologie di carattere totalitario ed estremista nei paesi PIIGS.
Smascherare la malafede di chi diffonde voci allarmistiche sul debito pubblico è del resto fin troppo facile: in Italia il rapporto debito/pil è 120%, in Spagna il medesimo rapporto è 68%; perché allora in altri Paesi in cui lo stesso parametro di valutazione ci fornisce un dato apparentemente più allarmante, come ad esempio in Giappone (dove il rapporto debito/pil è 230%), non vengono adottate misure drastiche e non si percepisce nessuna preoccupazione da parte dei mercati internazionali, che non hanno mai smesso di investire in quegli Stati?
La risposta è semplice: perché il Giappone, come Stati Uniti, Australia, Canada ed altri, sono Stati che hanno una propria moneta sovrana, che permette loro di essere sempre solvibili verso i propri creditori. La MMT chiarisce come negli Stati sopra citati, con una propria moneta sovrana, il debito pubblico non rappresenti un problema. Infatti il problema non è il debito: il problema è se mai la necessità del prestito.

Il vero problema è l’Euro: prima lo comprendiamo, meglio sarà per tutti noi.
Ma perché la gente possa comprenderlo, occorre la collaborazione della stampa nazionale, che può trasformarsi in preziosa alleata della popolazione.
Ci aspettiamo molto dai giornalisti: un salto di qualità, una reazione di orgoglio, un risveglio del senso morale.

“Se uno Stato ha moneta propria, un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi. Gli Stati Uniti possono pagare ogni debito che hanno, perché possiamo sempre stampare moneta per farlo”.
(Alan Greenspan, economista statunitense, ex Governatore della Federal Reserve).

“La creazione di moneta da parte delle banche centrali del governo, il cui obiettivo è quello di creare crescita economica e piena occupazione, è differente dalla creazione di credito da parte delle banche commerciali che causano austerità, contrazione dell’economia, retribuzioni più basse, minor produzione, ovvero ciò che stanno facendo in Grecia. E’ come se dicessero: “Dateci i vostri porti, la vostra terra, le vostre isole, il vostro turismo, il vostro sistema idrico, in modo tale che vi faremo pagare l’acqua e le fogne. Per risarcirci potremo prendere anche i soldi che vi aspettate come pensione.”
(Michael Hudson, economista statunitense).

 

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