L’elemento fondamentale che contraddistingue la MMT è un approfondito studio dei moderni sistemi monetari.
L’analisi della natura della moneta moderna dimostra che essa è un segno privo di valore intrinseco: esso non è convertibile (in oro per esempio) e fluttua liberamente tramite tassi di cambio tra valute.
L’assunto di base della MMT, del resto tutt’altro che nuovo (si pensi a Marx e a Keynes), è che in Stati con una moneta sovrana (cioè che emettono una propria valuta) il debito pubblico non rappresenti affatto un problema, perché uno Stato a moneta sovrana è e sarà sempre solvibile (ability to pay).
Tale concetto, che oggi viene fatto passare per un assurdo economico, era considerato la norma fino all’inizio del secolo scorso: si pensi che tra il 1815 e il 1914, sia in termini assoluti che relativi sul reddito nazionale, il debito pubblico non ha mai smesso di aumentare, senza che questo causasse la minima preoccupazione. Perfino un importante banchiere dell’epoca, John Pierpont Morgan (1837-1913), ebbe a dire che il debito pubblico è oro: il risultato della spesa a deficit è stata la costruzione delle ferrovie ovunque in Europa, di strade ed arterie di comunicazione, lo sviluppo dell’insegnamento pubblico e gratuito in Francia e Germania: potremmo dire, la socializzazione dell’economia. Marx stesso riconobbe il ruolo decisivo del debito pubblico nell’industrializzazione della Francia.
Tale caratteristica di sicura solvibilità tranquillizza gli eventuali creditori circa la loro possibilità di vedere il proprio credito saldato.
La Spagna, per esempio, che ha perduto la propria sovranità monetaria, a 10 anni s’indebita al 6,34% circa, mentre il Giappone (Stato a sovranità monetaria con stratosferico debito pubblico) allo 0,99% (dati 11/03/2012 www.bloomberg.com).
Essendo vero questo assunto basilare, ne consegue che lo Stato è tecnicamente in grado di generare una piena occupazione tramite una spesa a deficit e perciò un aumento della domanda aggregata e del pil tramite l’applicazione di piani di lavoro garantito (Job Guarantee) o di datore di lavoro di ultima istanza (ELR), che possono agire anti-ciclicamente e creare un polmone di occupati, fondamentale nei periodi di crisi, in attesa che il settore privato possa risollevarsi economicamente.
Ciò è in evidente contrasto con le attuali politiche di tagli alla spesa pubblica e ai conseguenti sacrifici richiesti agli enti locali (regioni, province e comuni): politiche evidentemente pro-cicliche, che hanno quindi l’unico effetto di aggravare la crisi e di ampliare a dismisura la spirale deflattiva.
È quindi immediatamente intuibile come l’assenza di una spesa a deficit tenda a creare disoccupazione e quindi un rallentamento dell’economia. Questo ci viene dimostrato dall’analisi dei bilanci settoriali, che fra l’altro smentisce l’assunto dell’economia convenzionale secondo il quale le tasse servono a finanziare la politica di spesa degli Stati.
Secondo la prospettiva economica MMT, il meccanismo in uno Stato sovrano funziona in questo modo:
– quando il governo spende aggiunge nuovo denaro al circuito;
– quando invece tassa, toglie denaro al sistema bancario (settore governativo = Stato, settore non governativo = famiglie, imprese, estero).
Secondo la MMT, per finanziare il proprio deficit, lo Stato (settore governativo) deve creare il proprio denaro e non certo prenderlo a prestito dal mercato, immettendo così liquidità e iniettando della ricchezza netta nel settore privato.
Uno Stato a moneta sovrana conserva inoltre l’abitudine di emettere titoli, non certo per ‘autofinanziarsi’ (un’assurdità), ma per mantenere stabili i tassi d’interesse e per fornire ai cittadini un’opportunità d’investimento con rendimenti contenuti ma privi di rischio.
In quest’ottica, come si diceva, anche le tasse non servono certo a ‘finanziare’ la spesa pubblica, come ci viene fatto credere (e come nel sistema-euro in effetti è), ma sono uno strumento per determinare alcune scelte politiche ed hanno la fondamentale funzione di generare una domanda di moneta e imporla come l’unica valuta accettata nel territorio nazionale. Le tasse servono inoltre a combattere l’inflazione, sottraendo risorse finanziarie al settore privato.

In sintesi, secondo la MMT, in uno Stato a moneta sovrana:

1. Il debito pubblico non è un problema, anzi è la ricchezza dei cittadini.
2. Non è possibile il default. I rendimenti dei titoli di stato sono controllabili.
3. È possibile ed auspicabile una politica di piena occupazione.
4. Le tasse non servono a finanziare alcunché.
5. Il pareggio di bilancio è un male e non un bene.

“La cosa migliore della MMT è di far si che la gente capisca che il governo non ha limiti finanziari, togliendo pertanto a essi la scusa di fondo del non agire in favore delle persone.”
(Stephanie Kelton, economista della Modern Money Theory)

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