L’Unione Monetaria Europea fu forgiata per garantire il trionfo di un capitalismo feudale che spiega, come sarà infine provato, perché l’Eurozona è condannata a una deflazione permanente, indipendentemente dalle proporzioni della crisi.”
(Alain Parguez, economista circuitista)

Nei primi anni venti del secolo scorso le idee degli economisti Robert Schuman e Jean Monnet, personaggi di spicco della politica francese, che di fatto curavano gli interessi di un conglomerato industriale franco-germanico, gettarono le basi per la creazione di un nuovo ‘Sistema Europeo’. Essi sognavano una struttura continentale i cui governi, senza troppo interferire, lasciassero ai capitalisti e agli affaristi libertà d’azione, garantendo costi di produzione bassi e rendendo il blocco neomercantile franco-tedesco una potenza mondiale nelle esportazioni, mentre grandi masse di lavoratori sottopagati avrebbero fluttuato in vari Stati senza altra prospettiva che quella di costituire una enorme riserva di mano d’opera a basso costo.
Per riuscire nell’intento occorreva mettere in pratica una serie di misure economiche volte a impedire agli Stati di spendere a deficit in favore del popolo, creando una deflazione che avrebbe soffocato i consumi, tenendo tutti in un perenne stato d’incertezza, una “crisi permanente” che si avvale di “leggende economiche” e falsi allarmi. L’obiettivo ottimale era l’esautorazione dei governi stessi, che li avrebbe resi passivi e ricattabili.
Nell’epoca del pieno trionfo delle democrazie partecipative, tuttavia, si rese necessaria una strategia politica più aggressiva, che si concretizzò nella forma dell’Unione Europea e dell’Unione Monetaria Europea: un progetto che molti, spinti da ideali antinazionalistici e in perfetta buona fede, condivisero, ma che si profilò fin dall’inizio e non per errore, come un vero e proprio meccanismo di distruzione delle democrazie e di smantellamento delle garanzie costituzionali (obiettivo pienamente centrato dal Trattato di Lisbona).
Fu il francese François Perroux, nel 1943, a ideare un sistema tecnicamente infallibile per raggiungere lo scopo: pensò infatti a un modello di moneta in grado di togliere agli Stati la loro ragion d’essere: il primo abbozzo di quello che sarebbe stato l’Euro. A consolidare l’ideologia nemica della spesa a deficit e dell’intervento statale contribuì l’economista Friedrich von Hayek, massimo ispiratore della Fondazione Mont Pelerin Society (nata nel 1947).
I primi passi del progetto europeo, come la nascita nel 1951, auspicata da Schuman, della Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio), dietro il paravento rassicurante dell’unificazione, già muovevano contro la felicità dei popoli europei.
Gli esecutori materiali del progetto di Perroux furono François Mitterrand e il suo stretto collaboratore Jacques Attali, che nel dopoguerra si fecero promotori di un’ideologia che vedeva nell’Europa unita una superpotenza-cuscinetto tra Usa e Urss. Nei corridoi della Commissione Europea, di fronte alla terrificata constatazione dell’economista Alain Parguez secondo il quale l’Euro avrebbe riportato gli europei alla struttura sociale dei secoli precedenti, annullando ogni principio realmente democratico, Attali rispose con naturalezza: “Ma cosa crede, la plebaglia europea: che l’euro l’abbiamo creato per la loro felicità?”.
Senza la connivenza, attiva e fattiva, dei partiti socialdemocratici degli Stati che oggi fanno parte dell’Unione Europea, ciò che oggi è davanti agli occhi di tutti non sarebbe stato possibile. In Italia i nomi di coloro che hanno venduto i destini di milioni di persone, nonché del loro Paese, sono noti: si tratta di Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Tommaso Padoa-Schioppa, Romano Prodi e in ultimo, ma non meno importante, l’intimo amico di Jacques Attali: Massimo D’alema.

 

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